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Ucraina, Meloni serra i ranghi con Tajani e Salvini e fissa la 'linea Parigi'

Oggi il vertice dei 'volenterosi' all'Eliseo, la premier dice 'no' all'invio di soldati senza l'Onu e insiste sulle garanzie per Kiev sulla base di un modello che ricalchi l'articolo 5 della Nato

Giorgia Meloni - Afp
Giorgia Meloni - Afp
27 marzo 2025 | 00.02
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No all'invio di truppe italiane al fronte in Ucraina al di fuori di una missione Onu; Ue e Stati Uniti lavorino insieme per costruire garanzie solide e durature per Kiev, all'interno di una 'cornice' euro-atlantica e sulla base di un modello che ricalchi l'articolo 5 della Nato. Alla vigilia del vertice del 'volenterosi', in programma oggi all'Eliseo a Parigi, Giorgia Meloni ha convocato una riunione a Palazzo Chigi con i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani (quest'ultimo in video-collegamento dal Friuli Venezia Giulia) e il ministro della Difesa Guido Crosetto per fare il punto della situazione e per definire la linea che l'Italia porterà al summit francese.

Il vertice è durato circa un'ora e - riferiscono all'Adnkronos fonti presenti - si è svolto in un "clima positivo" facendo registrare una "totale concordanza" sui temi trattati. "E' andata benissimo", ha poi confermato Salvini, a margine di una conferenza stampa della Lega alla Camera sul tema della sanità.

L'incontro arriva dopo le tensioni degli ultimi giorni tra Lega e Forza Italia sul fronte della politica estera, che hanno visto i due vicepresidenti del Consiglio, Salvini e Tajani, protagonisti di un botta e risposta a distanza. E, in serata, da Palazzo Chigi sono state intanto smentite "categoricamente" le indiscrezioni su un invito della premier a moderare i toni per non fare il gioco delle opposizioni. "Meloni non ha mai intimato ai vicepresidenti Tajani e Salvini di 'abbassare i toni', come alcuni media hanno erroneamente riportato. L'incontro, come da nota diffusa dopo la conclusione, ha al contrario confermato la salda convergenza dei leader sui temi trattati", assicurava l'ufficio stampa della presidenza del Consiglio.

Lo stesso Salvini ha parlato di retroscena "surreali", confermando il secco niet della Lega al piano di riarmo Ue targato Ursula von der Leyen: "Noi parliamo di salute, mentre in Europa qualcuno pensa di spendere 800 miliardi dei nostri figli per comprare armi. L'Europa invece ci dovrebbe permettere di fare debito sano, italiano, per formare medici, infermieri".

Sul vertice di Palazzo Chigi ha pesato anche la questione dei dazi americani sui prodotti europei, che entreranno in vigore dal 2 aprile. Tajani avrebbe affrontato il tema durante una riunione con i diplomatici, sottolineando l'importanza di coordinarsi con l'Unione europea per definire eventuali azioni di risposta. L'obiettivo, avrebbe ribadito, è evitare una guerra commerciale che, se gestita con leggerezza, potrebbe nuocere a tutte le parti coinvolte.

Il leader di Forza Italia avrebbe inoltre chiarito il significato delle sue recenti dichiarazioni sui "populisti quaquaraquà", al centro di un acceso confronto con la Lega di Salvini nei giorni scorsi. Secondo il ragionamento del ministro, i "quaquaraquà" si trovano ovunque e sono coloro che non comprendono la delicatezza del momento. Tajani avrebbe infine rinnovato l'invito al buonsenso nei rapporti con i partner europei. Del resto, il "matto" con cui Salvini ha apostrofato il presidente francese Emmanuel Macron è stato un episodio che ha creato all'Italia qualche grattacapo a livello diplomatico, in una fase in cui - come va ripetendo il ministro degli Esteri - la collaborazione con i partner Ue è fondamentale alla luce delle difficili sfide che si pongono di fronte all'Europa, dall'Ucraina ai dazi.

Nella nota diffusa da Palazzo Chigi a conclusione del vertice è stato dunque "riaffermato" l'impegno del governo "alla costruzione, insieme ai partner europei e occidentali e con gli Stati Uniti, di garanzie di sicurezza solide ed efficaci per l'Ucraina che trovino fondamento nel contesto euroatlantico", ciò anche "sulla base di un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall'articolo 5 del Trattato di Washington", ipotesi che "sta riscontrando sempre più interesse tra i partner internazionali".

La riunione ha consentito ai vertici dell'esecutivo di ribadire "che non è prevista alcuna partecipazione nazionale ad una eventuale forza militare sul terreno". Palazzo Chigi, infine, ha rimarcato ancora una volta il sostegno italiano a un possibile ruolo dell'Onu sull'"attuazione" e il "monitoraggio" del cessate il fuoco.

"Non inviare militari in missioni che non siano delle Nazioni Unite, è l'unica condizione per noi per inviare militari" in Ucraina, ha sottolineato da Trieste proprio Tajani. Intervenendo alla Camera durante il questione time, il ministro Crosetto ha risposto sul tema della difesa europea, affermando che l'Alleanza atlantica è "l'unico ombrello difensivo utilizzabile domattina grazie alla deterrenza americana, grazie all'articolo 5 della Nato".

Prima di partire alla volta di Parigi, Meloni si è concessa un tour tra gli stand di "Agricoltura E'", la kermesse organizzata dal Masaf. Come si tutela l'agricoltura dai dazi? "Con la diplomazia", ha detto la leader di Fdi a margine della manifestazione. Una posizione che l'inquilina di Palazzo Chigi ribadirà oggi all'Eliseo. (di Antonio Atte)

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