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Femminicidi, Bolzan (criminologa): "Non sanno gestire il rifiuto, la vittima diventa l'oggetto su cui scaricare la rabbia"

"I comportamenti ossessivi e intrusivi sono campanelli d'allarme. Bisogna spiegare ai giovani cos'è una relazione sana"

Nella foto la criminologa Flaminia Bolzan
Nella foto la criminologa Flaminia Bolzan
02 aprile 2025 | 14.58
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Una "incapacità di metabolizzare rifiuti e abbandoni" che trasforma la rabbia in un'emozione "non controllabile" da "scaricare" sulla vittima. A parlare con l'Adnkronos dei due femminicidi avvenuti negli ultimi tre giorni, a Messina e a Roma, è la criminologa e psicologa Flaminia Bolzan. Oggi, il corpo di Ilaria Sula, 22 anni, studentessa romana della Sapienza, è stato trovato in fondo a un dirupo nei pressi del Comune di Poli, all'interno di una valigia. Ad ucciderla a coltellate, per poi gettarne il corpo, sarebbe stato il fidanzato. Lunedì Sara Campanella, 22 anni, nata a Misilmeri (Palermo), è stata uccisa a coltellate davanti l'Università di Messina da un suo collega, Stefano Argentino, 27 anni, che da due anni la perseguitava con messaggi e inviti ad uscire.

Dottoressa Bolzan, cosa scatta nella mente di un giovane per arrivare a compiere un crimine così violento nei confronti di una persona che dice di amare?

"Ovviamente ogni caso presenta le sue peculiarità in ordine a motivazioni e modalità operative ad ogni modo il comune denominatore di tutti questi delitti è da ricercare sul piano psicologico nell’incapacità di metabolizzare rifiuti e abbandoni. Per questi soggetti, la rabbia e la frustrazione divengono emozioni non controllabili e anziché essere elaborate sul piano del pensiero vengono agite e l’oggetto sul quale 'scaricarle' letteralmente diventa la vittima".

Ci sono dei campanelli di allarme che dovrebbero essere notati e c'è qualcosa che le donne possono fare per evitare di arrivare a queste tragedie?

"Non è assolutamente immediato poter prevedere un’escalation di violenza di tale portata anche perché, in una ratio auto protettiva, il pensiero prevalente è sempre quello che 'certe cose' non possano accadere a noi. Ad ogni modo se e quando ci si trova in un contesto relazionale in cui l’altra parte mostra comportamenti ossessivi e intrusivi nella nostra vita, generando in noi una preoccupazione, bisogna immediatamente attivarsi e monitorare tipologia e frequenza di tali comportamenti che, se non si interrompono nell’immediatezza, diventano realisticamente un campanello di allarme. Nel caso di Sara, ⁠era difficile che la ragazza arrivasse a ritenere che il suo collega potesse compiere un gesto così estremo, ma quello che dobbiamo sottolineare è che laddove i comportamenti intrusivi provochino uno stato di allerta e soprattutto se si nota una escalation in termini di frequenza e/o di modalità bisogna denunciare".

Si può parlare del cosiddetto 'raptus' o è una reazione che matura col tempo, che viene innescata da qualcosa?

"Parlare di raptus a mio avviso è improprio e fuorviante, specie per ciò che attiene il caso di Messina. Dobbiamo infatti tenere conto della persecutorietà dei comportamenti antecedenti del ragazzo, cosa che, a mio avviso, ha un peso enorme nella valutazione dell’excursus e dei processi mentali che poi lo hanno portato ad agire.

La lista dei femminicidi è sempre più lunga. Si può parlare di "responsabilità" della società, delle famiglie, della scuola?

"L’attenzione mediatica è altissima, ma lo è altrettanto la frequenza di certi agiti. Al verificarsi di determinati fenomeni infatti contribuiscono una pluralità di variabili, ovviamente non parliamo di responsabilità o colpe, ma di azioni concrete che la società dovrebbe intraprendere non solo in un’ottica repressiva, ma al contrario preventiva e informativa su ciò che è o non è una relazione sana

"Preventiva e informativa", cosa vuol dire?

"Dobbiamo spiegare ai ragazzi dove risiede il confine tra l’attenzione e l’intrusione. A casa basterebbe si parlasse di più di ciò che accade nella vita, soprattutto degli adolescenti, ma per farlo è necessario che in primis i genitori abbiano uno sguardo attento e non giudicante. Inoltre dobbiamo sensibilizzare le ragazze rassicurandole rispetto al fatto che denunciare si può e le misure ci sono. La privazione della libertà di scelta e l’intrusività nella vita altrui sono campanelli di allarme molto rilevanti". (di Manuela Azzarello)

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