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Strage di Ustica, due richieste d'archiviazione. La rabbia dei familiari: "Li uccidono una seconda volta"

Il 27 giugno del 1980, mentre era in volo da Bologna a Palermo, l'aereo precipitò in mare, tra le isole di Ponza e Ustica, facendo 81 vittime. Generale Tricarico: "Pietra tombale su fantasie missile e battaglia aerea". Sindaco Bologna: "C'è amarezza e delusione"

Strage di Ustica (Fotogramma/Ipa)
Strage di Ustica (Fotogramma/Ipa)
05 marzo 2025 | 12.44
LETTURA: 6 minuti

La strage di Ustica potrebbe restare senza colpevoli. Sono due le richieste di archiviazione, avanzate alla procura di Roma e all'attenzione dell'Ufficio gip, in relazione alla strage di Ustica quando il Dc-9 Itavia la sera del 27 giugno 1980 precipitò nel mar Tirreno, tra le isole di Ponza e Ustica, provocando la morte di 81 persone, tra cui 11 bambini e quattro membri dell'equipaggio. Le richieste su cui si dovrà esprimere il giudice per le indagini preliminari riguardano i fascicoli aperti nel 2008 e nel 2022 dai pubblici ministeri di piazzale Clodio, entrambi contro ignoti. Dopo un'attività istruttoria, che ha visto anche diverse rogatorie verso la Francia, l'acquisizione di atti e l'ascolto di diverse persone come testimoni, i pubblici ministeri non hanno trovato elementi utili per arrivare a una chiusura delle indagini.

La prima delle due inchieste, sempre a carico di ignoti, per i quali nei mesi scorsi è stata chiesta l'archiviazione, era stata riaperta a ridosso delle dichiarazioni di Francesco Cossiga. La seconda indagine era nata, invece, dall'esposto presentato dall'associazione per la verità sul disastro di Ustica.

Familiare di una vittima: "Non ci rassegneremo mai"

"In questi anni siamo passati dall'amarezza allo sdegno, allo sconforto, alla nausea. Ma l'unico sentimento che in me, finché sono vivo, non avrà mai spazio è la rassegnazione. Lo devo a mia sorella e a mia nipote, lo devo ai miei genitori morti senza conoscere la verità". Anthony De Lisi, fratello di Elvira e zio di Alessandra, due delle 81 vittime della strage di Ustica, è visibilmente commosso. "Mi vergogno di alcuni apparati dello Stato e dei rapporti con quei Paesi che sono presumibilmente coinvolti in questa vicenda - dice all'Adnkronos -. Da 45 anni, ogni giorno, uccidono queste 81 persone".

Già in passato De Lisi non aveva esitato a parlare di "depistaggi" e "mistificazioni". "Il depistaggio è negli atti - dice oggi -, nei registri scomparsi, nei fogli cancellati, nella storia delle indagini, nella decina di morti che in questi anni si sono susseguite". Ad addolorarlo profondamente oggi è la decisione dei pubblici ministeri romani di non andare avanti. "Capisco la complessità e la difficoltà di superare alcuni elementi diplomatici, ma bisogna rispettare le 81 vittime e i loro familiari che vogliono verità dopo 45 anni". Né per Anthony De Lisi oggi "possono più bastare le promesse del presidente della Repubblica", che in occasione dell'ultimo anniversario della strage aveva chiesto verità agli alleati.

La richiesta della Procura di Roma apre per Anthony De Lisi "una ferita che non si riesce a rimarginare. Mia nipote oggi avrebbe 51 anni, mi hanno negato di capire che donna sarebbe diventata. E' uno strazio senza fine, difficile da immaginare".

Poi la promessa. A stesso innanzitutto e alla sua famiglia. "Per quanto mi riguarda non mi arrendo - conclude -, non mi fermerò. Valuterò se posso ricorrere al Tribunale penale internazionale, ma qualcosa devo fare, lo devo a mia sorella, a mia nipote e anche ai miei genitori. Non c'è spazio per la rassegnazione, ma solo per la rabbia, una rabbia immensa che è quella che mi dà la forza di andare avanti".

Generale Tricarico: "Dopo 45 anni pietra tombale su fantasie missile e battaglia aerea"

La richiesta di archiviazione, dice all'Adnkronos il generale Leonardo Tricarico all'epoca dei fatti in servizio allo Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, "da un certo punto di vista, rappresenta un risultato positivo perché finalmente tutte le 'fantasie' - perché così sono definite in una sentenza -, della quasi collisione, del missile assassino, della battaglia aerea vengono accantonate con una pietra tombale". Per il generale, membro dell'Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica, "a premessa di ogni commento" sulla tragedia di Ustica, non può non contemplarsi "la verità giudiziaria che viene accuratamente tenuta dormiente, nascosta o addirittura negata e che dice molto chiaramente, senza alcun tipo di riserva, precauzione o altro condizionamento, che quel velivolo è caduto non a causa di un missile. Questo è stato fissato a lettere cubitali nella sentenza di secondo grado, confermata in Cassazione, da un collegio giudicante nel quale sedeva anche l’attuale primo presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, nonché il suo predecessore Giovanni Canzio".

Per Tricarico questo elemento deve essere "la premessa di ogni futuro ragionamento, di ogni commento, di ogni riflessione su Ustica". Perché "c’è una verità appurata oltre ogni ragionevole dubbio ed è una verità che, per vari motivi, viene sistematicamente accantonata o nascosta". Resta, per il generale Tricarico, un "rammarico" legato ai tempi della richiesta di archiviazione della Procura di Roma. "Tutto questo accade dopo 45 anni e con i parenti di 81 vittime ancora in attesa di giustizia. Una giustizia che evidentemente va cercata in altra direzione, che non è - dicono i giudici - quella del missile, ma evidentemente, come spiega il collegio peritale d’ufficio di Aurelio Misiti, porta inevitabilmente verso la direzione di una bomba a bordo. Ancora oggi ci sono, a mio modo di vedere, degli spazi non trascurabili per individuare il terrorista che pose quella bomba a bordo - conclude - e mi auguro che la magistratura, con questa consapevolezza e con questo senso civico, si adoperi per avviare indagini in quella direzione".

Sindaco di Bologna: "Amarezza e delusione, valuteremo iniziative comuni"

“Mi unisco ai sentimenti di amarezza e delusione che in queste ore stanno vivendo i familiari delle vittime della strage di Ustica, di fronte alla richiesta della procura di Roma di archiviare l’inchiesta" sottolinea in una nota il sindaco di Bologna Matteo Lepore. "Un'inchiesta che conferma lo scenario della battaglia aerea e che, pur dopo decine di richieste di rogatoria internazionale, deve fare i conti con un altro muro di gomma, fatto di risposte parziali, mancate o contraddittorie. Credo che in questo momento la nostra comunità, da Bologna, debba far sentire la propria voce forte nel chiedere che questa terribile strage, che ha strappato alla vita 81 civili innocenti, non resti senza colpevoli e, soprattutto, senza la speranza di individuarli".

"È chiaro che in un contesto di tali proporzioni è impensabile che una procura della Repubblica, da sola, seppur in presenza di un meritorio e scrupoloso lavoro di indagine, possa arrivare dove i governi alleati, compreso il nostro, non vogliono arrivare: dire ai propri cittadini cosa è accaduto quella notte - conclude Lepore - Sposiamo le parole del presidente Mattarella che nell’anniversario della strage ha ribadito come la 'Repubblica non si stancherà di continuare a cercare e chiedere collaborazione anche ai paesi amici per ricomporre pienamente quel che avvenne'. La Repubblica siamo tutti noi, istituzioni, Comuni, cittadini. Come tali non ci fermeremo di fronte a questa archiviazione; proprio quanto emerge dalle indagini dovrebbe dare ancora più forza per andare avanti, per chiedere che sia fatta piena verità e finalmente giustizia. Valuteremo accanto ai familiari le prossime iniziative comuni”.

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