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Guerra Ucraina, Ereditato: "Soldati Russia contaminati a Chernobyl? Dosi da tac"

Il fisico delle particelle: "Per morire in poco tempo per sindrome acuta da radiazioni ci vuole un'esplosione nucleare tipo Hiroshima"

(Fotogramma)
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11 aprile 2022 | 16.37
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In assenza di verifiche, rapporti e dati ufficiali, la questione dell'esposizione alle radiazioni dei soldati russi che per settimane hanno occupato l'area di Chernobyl va affrontata procedendo, al momento, per ipotesi. Che però lasciano spazio a dubbi sulla sindrome da radiazione acuta che questi soldati possono effettivamente presentare. "Se, a quanto pare, nella zona dove i russi hanno scavato le trincee, sarebbe stata verificata una radioattività di 10 volte il fondo naturale, parleremmo di una quantità corrispondente a un paio di Tac. Certamente, bisogna moltiplicare la radiazione per il tempo in cui i soldati sono rimasti lì, ma per arrivare alle dosi letali, cioè alla sindrome acuta da radiazioni, ci vuole un fattore mille rispetto a quello di cui stiamo parlando, e mille significa stare lì tre anni", dice all'AdnKronos Antonio Ereditato, fisico delle particelle elementari e divulgatore scientifico, docente alla Yale University.

Insomma, ci vogliono tempi lunghi, nell'ordine di anni, e "dosi da cavallo" per arrivare a morire per sindrome acuta, che si manifesta con emorragie interne e una serie di danni immediati e visibili, non di lungo termine come può essere lo sviluppo di un tumore. Paventare l'ipotesi di morte entro un anno di questi soldati, a causa della sindrome da radiazioni, "mi sembra francamente un po' eccessivo, cerchiamo di restare con i piedi per terra", continua Ereditato ricordando l'intenso flusso turistico che ha avuto, fin prima della guerra, protagonista Chernobyl.

Ereditato ragiona da fisico, fa "ragionamenti elementari", dice, fa "moltiplicazioni". Insomma, si base sui numeri. "Una persona che si sottopone a un esame radiologico diagnostico, come può essere una tac, si prende qualcosa come 3-4 volte la dose annua di radiazioni. E con due tac non si muore in un anno, e neanche in 10 o 20 altrimenti non faremmo le tac ai nostri pazienti. C'è poi un'altra considerazione da fare: quella delle radiazioni, non è una questione di soglia ma di accumulo. Uno che fa una tac ogni mese 'accumula'. I processi di danneggiamento del dna e di innesco tumorale sono integrali e probabilistici, come dire: se alla roulette gioco sempre sul rosso, prima o poi il rosso esce. Ma una cosa è avere una probabilità maggiore di sviluppare un tumore entro 10 anni, altra è dare per certa la morte entro un anno".

Per dare certa la morte entro un anno "bisogna parlare di sindrome acuta da radiazioni, e la sindrome acuta da radiazione la hanno quei poveretti che si sono presi 10 Gray, o anche 5 Gray, in occasione di un'esplosione nucleare tipo Hiroshima", spiega il fisico. "Il nucleare - aggiunge - ce lo giochiamo sempre per creare il terrore. Da una parte o dall'altra, in attacco o in difesa. Manteniamo i piedi per terra. Con questo non voglio sminuire rischi e pericoli della cosa, ma bisogna stare ai numeri altrimenti qui finisce che ognuno dice quel vuole".

di Stefania Marignetti

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