
Una storia tutta italiana, anzi romana accaduta ieri nella giornata della maratona e del blocco totale delle auto nella Capitale. Laura Arconti, da lungo tempo militante del Partito Radicale, presidente durante il XII Congresso di Radicali italiani, costretta su una sedia a rotelle racconta sulla sua bacheca Facebook che ieri voleva andare a trovare Marco Pannella a casa malato, in pieno centro di Roma a metà della salita del Tritone. Lo stabile dove vive Pannella, scrive Arconti, è antico e l'ascensore, aggiunto successivamente è molto piccolo e la sedia a rotelle non entra. Con le stampelle, spiega ancora Arconti, non può stare a lungo in piedi e può compiere pochissimi passi, quindi è necessario che qualcuno l'accompagni e la sostenga.
Pubblicato da Radicali su Domenica 5 Ottobre 2014
"Avevo rinunciato a rivederlo, accettando l’impossibilità materiale con la pazienza dell’umiltà, quando lui per telefono mi ha detto che voleva vedermi - continua Arconti su Facebook - un'amica da La Spezia si offre di accompagnarmi. Domenica: Roma bloccata dal divieto di circolazione di tutti i mezzi privati a causa dell’inquinamento, io sola in casa sto aspettando Deborah che viene dalla Spezia, quattro ore di macchina, per accompagnarmi da Marco".
Arconti aveva fatto preparare dei creme caramel da portare a Marco: "Deborah arriva, prepariamo il pacchetto dei dolci per Marco, chiamo un taxi, scendiamo. Ansimante per la fatica di uscire dall’ingresso (sto lottando con gli altri abitanti per mettere un montascale nell’ultimo tratto di gradini prima del cancello) approdo finalmente sul sedile del taxi". Dopo l'indicazione dell'indirizzo "il tassista si volta e dice: 'Niente da fare, in centro non si va: il centro è vietato, è tutto transennato a causa della maratona. Potete prendere la metropolitana, ma poi là ci andate a piedi'".
"Tornando in casa, ho chiamato lo 06.06.06, e il verbo comunale mi ha detto che la maratona sarebbe finita alle 15, ma le transenne in centro non sarebbero state rimosse prima delle 18 o più tardi - prosegue il racconto di Arconti - Proibitivo per noi, poiché alle 16:30 Marco aveva un altro incontro, e Deborah doveva comunque percorrere 400 chilometri per rientrare a casa sua a La Spezia e l’indomani dovendo trovarsi sul lavoro alle otto. La voce del Comune, alla mia domanda se i divieti riguardassero anche i disabili muniti di permesso, ha risposto: 'E’ tutto transennato, non passano neppure i veicoli di soccorso'".
"Non parlerò di delusione. Ma voglio sapere quante persone, colpite da infarto o ferite in qualche incidente, finiranno all’obitorio perché a causa della maratona tutto il centro era chiuso con transenne e neppure i mezzi di soccorso potevano accorrere da un cittadino in pericolo - si chiede Arconti - Voglio sapere chi, in questa città commissariata, ha deciso che non si potesse lasciare neppure un varco per le emergenze, nel blocco totale dovuto ad una manifestazione sportiva. Voglio saperlo e sono certa che nessuno me lo dirà".
"Questa città non è la capitale d’Italia - conclude Laura Arconti - è un orrendo ricettacolo di ingenerosità e di incapacità, in cui solo persone sane, robuste, giovani ed atletiche hanno diritto d’asilo. Vecchi, donne incinte e disabili possono essere tranquillamente buttati a Tevere. Oppure se ne stiano chiusi in casa. E, soprattutto, stiano zitti".