
I giovani accolti nella comunità fondata da don Burgio ritratti nelle fotografie di Gianmarco Meraviglia, esposte alla fondazione Aem in piazza Po a Milano fino al 27 giugno
Da Alain, il primo ragazzo accolto nel 2000, fino ai giovani di oggi, i protagonisti delle storie di cronaca delle periferie milanesi - da via Padova a San Siro - che dopo un passaggio nel carcere minorile Beccaria, all'interno delle comunità fondate da don Burgio, cercano di costruire le basi per il loro futuro: alla fondazione Aem di piazza Po una mostra fotografica, curata da Chiara Oggioni Tiepolo, racconta il cammino dei ragazzi di Kayros, in occasione dei 25 anni di attività della onlus.
Scatti realizzati in diversi mesi di lavoro dal fotografo Gianmarco Meraviglia, che ritraggono i ragazzi nelle attività organizzate dall'associazione, dal calcio alla musica, per raccontare il percorso di ognuno di loro, nella convinzione - che sta alla base del lavoro dell'associazione fondata da don Burgio - che "non esistono ragazzi cattivi". L'inaugurazione della mostra, che resterà aperta fino al 27 giugno, è stata l'occasione per fare un bilancio dei 25 anni di attività delle comunità alternative al carcere fondate dal cappellano del Beccaria, con le testimonianze dei primi ragazzi accolti, diventati da adulti un punto di riferimento per i giovani di oggi, fino agli ultimi arrivati, tra cui uno dei ragazzi evasi dall'istituto minorile a Natale del 2022.
"Abbiamo attraversato 25 anni, in cui sono passati da noi 800-900 ragazzi, oggi ne ospitiamo una cinquantina. La nostra non è una comunità modello, ci sono tante belle pagine, ma anche storie di dolore e sofferenza, però la sconfitta per noi non è mai l'ultima parola", racconta don Claudio Burgio all'Adnkronos.
Il metodo 'kayros' non è universale: "Non va bene per tutti, bisogna sempre mettersi nei panni del ragazzo che arriva e riscrivere con lui una storia", racconta il cappellano, che al Beccaria e nella sua comunità incontra tanti dei ragazzi protagonisti delle storie che quotidianamente riempiono le pagine della cronaca milanese. "L'importante - raccomanda don Burgio - è non fermarsi a delle narrazioni superficiali, per capire come aiutare un ragazzo a fuoriuscire dai problemi e dalle situazioni penali occorre immergersi nella sua storia, quasi andare a casa sua, nel suo quartiere, conoscere i suoi amici e approfondire, per capire come aiutarli a riemergere".
C'è chi lo ha fatto con la musica, chi con i video, chi invece ha trovato proprio in Kayros la sua vocazione e, dopo la laurea in Scienze dell'educazione, è tornato in comunità in veste di educatore.
"Chi fa il mio lavoro spesso è chiamato a fotografare più i problemi che le soluzioni. Sono uscito da questa esperienza con la sicurezza di aver fotografato una soluzione al problema, qualcosa che funziona davvero e mi rassicura che esistano realtà come questa, che vanno nella direzione opposta al giustizialismo", ha detto il fotografo Gianmarco Maraviglia. "Raccontare 25 anni è impossibile, però abbiamo cercato di fotografare l’energia, che è forse la cosa più importante ed è quella che Kayros restituisce. Un’energia positiva che va a sostituirsi a passati fragili e problematici", ha aggiunto la curatrice della mostra 'Spavaldi e fragili', Chiara Oggioni Tiepolo.