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Biennale di Venezia, lo spettacolo del mondo con teatro, musica e danza

Presentato il programma dei tre Festival del 2025

Biennale di Venezia, lo spettacolo del mondo con teatro, musica e danza
27 marzo 2025 | 16.28
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Con la musica, con il teatro e con la danza la Biennale di Venezia "darà uno spettacolo unico alla scena internazionale" tra fine maggio e ottobre, con un fittissimo carnet di appuntamenti, con decine di anteprime mondiali nelle arti performative dedicate all'esplorazione del corpo, dell'universo e dei miti. Il presidente dell'Istituzione veneziana Pietrangelo Buttafuoco ha presentato oggi, nella Sala delle Colonne di Ca' Giustinian, i programmi per il 2025 del 53esimo Festival Internazionale del Teatro, al via il 31 maggio fino al 15 giugno secondo il programma del direttore artistico Willem Dafoe, celebrato attore statunitense; del 19esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea in scena dal 17 luglio al 2 agosto sotto la direzione del coreografo britannico Sir Wayne McGregor; del 69esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea al via dall'11 ottobre per restare in scena fino al 25 ottobre nell'ideazione della direttrice Caterina Barbieri, musicista e compositrice.

"Wayne Mc Gregor, Caterina Barbieri e Willem Dafoe sono tre grandi artisti, di generazioni, provenienze, esperienze diverse - ha detto Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia - Ma anche tre raffinati pensatori, in grado di veicolare e mettere a servizio di una istituzione culturale la loro visione, leggendo con intuizione e originalità la scena artistica di cui essi stessi fanno parte, e questo con i medesimi occhi, cuore, cervello che usano per fabbricare coreografie, partiture musicali, drammaturgie".

È la presenza fisica dell'attore, la sua centralità nella creazione scenica il tema conduttore della Biennale Teatro, intitolata "Theatre is Body - Body is Poetry". "Il corpo, la sua presenza, la sua intelligenza fuori dal nostro controllo è il cuore pulsante del teatro - ha spiegato Dafoe - È il motore dell'incontro tra le persone in scena e il pubblico, che crea una comunità estemporanea impegnata nell'ascolto e la possibilità della meraviglia anche in un'epoca di esperienze virtuali". Il nuovo Festival proporrà "Venezia 75/25. Cinquant'anni di nuovo teatro", cerniera fra ieri e oggi, nel ricordo della storica Biennale Teatro del 1975, che sotto la guida di Luca Ronconi costituì il fulcro delle esperienze del nuovo teatro coinvolgendo figure seminali sulle due sponde dell'Atlantico. Ad alcuni di questi protagonisti il Festival rende omaggio: Eugenio Barba e Julia Varley del mitico Odin Teatret, che saranno a Venezia con il loro ultimo lavoro, Le nuvole di Amleto; Thomas Richards, per oltre trent'anni con il Workcenter Grotowski, che presenterà in prima europea Inanna all'insegna del multiculturalismo della sua compagnia, oggi Theatre no Theatre. Quel periodo fervente di creatività sarà inoltre testimoniato da allestimenti, proiezioni video e un incontro a cui parteciperanno, fra gli altri, Richard Schechner, grande riferimento teorico e pratico del nuovo teatro americano, che sarà anche protagonista di una lectio magistralis; Satyamo Hernandez, Chris Torch, Toby Marshall dal leggendario Living Theatre, presenti a Venezia cinquant'anni fa assieme a Julian Beck e Judith Malina, gli storici fondatori del gruppo anarchico e pacifista; Giorgio Sangati e Sandra Toffolatti, già assistente e attrice di Luca Ronconi; oltre a Eugenio Barba e Thomas Richards; al direttore Willem Dafoe e Andrea Porcheddu, storico e saggista di teatro.

Sarà lo stesso Dafoe, poi, insieme a Simonetta Solder, a rendere omaggio a Richard Foreman, il drammaturgo, poeta e regista, recentemente scomparso, pioniere dell'avanguardia artistica e intellettuale statunitense, con 'No title', "un esperimento performativo". Anche il Wooster Group, collettivo di artiste e artisti guidato da Elizabeth LeCompte (Leone d'oro alla carriera del Festival) e Spalding Gray, instancabile compagine newyorchese che di quelle esperienze è stata erede per diventare punto di riferimento del teatro d'avanguardia degli anni Ottanta, porterà in prima europea Symphony of Rats, uno dei maggiori successi di Foreman, a quasi quarant'anni dalla prima messinscena.

Per la sezione "I maestri di oggi", Romeo Castellucci sarà a Venezia con una creazione site-specific in prima assoluta, I mangiatori di patate, all'isola del Lazzaretto Vecchio; Thomas Ostermeier, alla testa della Schaubühne presenterà in prima nazionale Changes di Maja Zade; Milo Rau, oggi alla guida delle Wiener Festwochen, arriva a Venezia con il suo nuovo lavoro Die Seherin, protagonista la straordinaria attrice Ursina Lardi (Leone d'argento del Festival). Anche Davide Iodice presenta il suo irrituale Pinocchio, che proprio nel sottotitolo "che cos'è una persona", rivela tutto il potenziale del corpo come strumento unico di trasmissione del racconto.

Arricchiscono il programma del Festival le creazioni della coreografa e regista greca Evangelia Rantou, attiva nel cinema e in teatro con Dimitris Papaioannou, Robert Wilson, Lucinda Childs, Yorgos Lanthimos, fra gli altri, ma anche con una la sua compagnia Garage21, con cui presenta in prima assoluta Mountains; dell’artista pluridisciplinare afro-belga Princess Bangura, già attiva con Milo Rau, autrice e performer di sconvolgenti soli, di cui si vedranno due opere alla Biennale Teatro: Oedipus monologue e Great Apes of the West Coast; la tedesca Yana Eva Thönnes, autrice e regista di Call me Paris, in prima assoluta; le costruzioni claustrofobiche e intellettuali dello statunitense Anthony Nikolchev, attivo al cinema e in teatro, membro fondatore di The Studio Matejka Physical Theatre Laboratory in residenza al Grotowski Institute di Breslavia, che con The (Un)Double firma in prima assoluta la sua particolare versione de Il sosia di Dostoevskij intersecandolo con testi da Radovan Karadzic (alias Dragan David Dabic) e atti giudiziari del massacro di Christchurch del 2019; infine con le vertigini musicali del collettivo Industria Indipendente. Il festival si concluderà con l'unico concerto italiano del 2025 di Daniela Pes, straordinaria musicista, cantautrice e compositrice.

Guarda lontano per immaginare il futuro attraverso la potenza generativa dell'arte "Myth Makers/Creatori di miti" il tema della Biennale Danza. "I miti hanno svolto un ruolo cruciale nel corso della storia - ha spiegato McGregor - fornendo un quadro di riferimento per comprendere l’esistenza, la moralità e il cosmo. Ci aiutano a esprimere le nostre paure, le nostre aspirazioni e i misteri della vita. Man mano che le società si evolvono, si evolvono anche i loro miti. In tempi di disordini o di transizione, quando le convinzioni e le strutture tradizionali iniziano a crollare, l’umanità spesso cerca nuove narrazioni per far fronte all’incertezza e ispirare speranza. Questi nuovi miti possono emergere da varie fonti: scienza, filosofia, esperienze collettive condivise tra le comunità e, soprattutto, dal vibrante campo dell'arte". "Attraverso la loro inspiegabile ricerca creativa - ha proseguito McGregor - gli artisti sono sempre stati i creatori di miti del proprio tempo, ed è attraverso la loro eredità che ci addentriamo nelle profondità del loro/nostro io interiore, articolando verità universali che risuonano attraverso i tempi e le culture.

Il Festival nelle sue diverse articolazioni - spettacoli dal vivo, arte e tecnologia, installazioni, Biennale College, workshop e conversazioni - presenterà tutte novità: 8 prime mondiali, 7 europee, 5 italiane. Oltre 160 gli artisti coinvolti per 75 aperture al pubblico nell'arco di 17 giorni. In questi anni, soprattutto, sotto la direzione di Wayne McGregor, la Biennale Danza ha sviluppato e consolidato una rete che investe sulla creatività del futuro con le sue voci più innovative attraverso bandi, residenze, co-commissioni, coproduzioni. Sono 361 le proposte di nuove coreografie arrivate per i due bandi nazionale e internazionale lanciati lo scorso anno; mentre sono 393 le candidature giunte da oltre 40 Paesi del mondo per partecipare alla residenza di Biennale College Danzatori e Coreografi 2025. Quest'anno i due vincitori dei bandi nazionale e internazionale per nuove coreografie che debutteranno sul palcoscenico del Festival in prima assoluta sono Bullyache, il duo composto da Courtney Garratt e Jacob Samuel, con A Good Man is Hard to Find, e il Nuovo Balletto di Toscana con Sisifo felice del neo direttore artistico Philippe Kratz, che lo firma insieme al coreografo Pablo Girolami.

I 16 danzatori e i 2 coreografi che a breve saranno selezionati per il programma intensivo teorico-pratico di Biennale College - frequentando corsi, workshop e, soprattutto, creando nuove opere - saranno impegnati nei mesi di maggio, giugno, luglio in due focus che vedranno il loro esito finale all'interno del Festival.

Il primo focus è un progetto site specific senza precedenti, 'The Herds', che verrà presentato in anteprima di festival (17 giugno). I danzatori e i coreografi del College collaboreranno a 'The Herds', un atto di arte pubblica e di azione per il clima su vasta scala per sollevare l'attenzione del mondo intero. Da aprile ad agosto 2025, mandrie di animali a grandezza naturale invaderanno i centri urbani - da Kinshasa fino all’estremo lembo della Norvegia - lungo un percorso di 20.000 km, a simboleggiare la loro fuga dal disastro climatico che ha distrutto il loro habitat. Biennale College Danza incontrerà 'The Herds' a Venezia, e, per l'occasione, la star dell'hip-hop Anthony Matsena creerà un inedito intervento coreografico. Il secondo focus ha al centro Sasha Waltz, autrice dal personalissimo immaginario coreografico, capace, con la sua danza, di illuminare la struttura della musica rendendola sotto una nuova luce. I giovani artisti del College lavoreranno con Sasha Waltz e il suo team allo studio e al riallestimento di In C di Terry Riley.

Anche quest'anno, la Biennale Danza co-commissiona, coproduce e presenta i nuovi lavori dei coreografi premiati con il Leone d'argento nelle edizioni precedenti. Per il 2025 è la volta di Tao Ye e Duan Ni che presenteranno in prima europea la danza pura di 16 e 17, due nuovi lavori che continuano la Serie numerica, il loro codice espressivo e anche un sigillo.

Alcuni fra i nomi di punta della coreografia internazionale saranno a Venezia con nuove creazioni in co-commissione e coproduzione con la Biennale e altri importanti enti e festival. Marcos Morau con il suo collettivo pluridisciplinare fondato vent'anni fa, La Veronal, presenterà in prima assoluta La Mort i la Primavera, ispirato al mito universale della morte e della rinascita e all’opera postuma di Mercè Rodoreda. Tânia Carvalho, fra le nuove voci della danza portoghese affermate a livello internazionale, riserverà alla Biennale Danza un assolo in prima assoluta, Ventre do Vulcão. Un lavoro che fonde la precisione classica della sua formazione con il movimento espressivo e caotico, rispecchiando l’imprevedibilità della vita.

Del collettivo Kor'sia, fondato a Madrid dai danzatori e coreografi Antonio de Rosa e Mattia Russo – entrambi diplomati al Teatro La Scala di Milano, la Biennale Danza presenta in prima italiana Simulacro, subito dopo il debutto a Madrid. Attraverso una combinazione di linguaggi artistici e tecnologie avanzate, la performance offre un'esperienza immersiva e interdisciplinare che amplifica l'interazione tra realtà e virtualità. Sarà in prima per l'Italia anche Friends of Forsythe, che vede William Forsythe in collaborazione con Rauf 'RubberLegz' Yasit, Lex Ishimoto, Riley Watts, Brigel Gjoka, and the JA Collective (Aidan Carberry & Jordan Johnson). Friends of Forsythe celebra la diversità delle culture della danza, il potere trasformativo di questa disciplina capace di unire le persone a un livello profondo.

Il Festival presenterà, poi, proposte interculturali, anche di ascendenza storica, con caratteristiche peculiari, tutte novità per l'Italia. Un viaggio nella spiritualità sufi, nel fluire ritmico e denso dei versi islamici, veicolati dalla forma raffinatissima della tradizione kathak con la Akash Odedra Company e il suo Songs of the bulbul. Akasha Odedra, formato agli stili della danza classica indiana kathak e bharatanatyam, è diretto dalla coreografa Rani Khanam, che al kathak ha impresso il suo stile personalissimo infuso della sapienza dei testi sufi, e accompagnato dalle musiche di Rushil Ranjan, che riformula la rapinosità delle sonorità sufi con ricche partiture orchestrali. Yoann Bourgeois, coreografo e artista che ha fatto dell’arte della caduta un elemento coreografico, fondendo danza e acrobatica, presenta il suo nuovo lavoro nato in tandem col cantautore canadese Patrick Watson. La bellezza aerea dei movimenti e dei giochi di luce è accompagnata dalla fragilità e dalle sfumature della musica popolare canadese. Virginie Brunelle, violinista e poi coreografa, presenta Fables, tre tableaux incarnati dai dieci danzatori della sua compagnia insieme al pianista Laurier Rajotte. Ispirato al Monte Verità, che a inizio ‘900 divenne culla di una famosa comunità di artisti, utopisti, rivoluzionari, teosofi, Fables punta i riflettori sui prodromi della liberazione delle donne che rappresentò quella straordinaria esperienza. Il Festival sarà ancora una volta palcoscenico delle esperienze più sperimentali tra danza, arte e tecnologia.

La leggendaria coreografa e danzatrice americana Twyla Tharp è il Leone d'oro alla carriera del Festival e inaugura il Festival con l'energia magnetica delle sue coreografie: Slacktide, novità assoluta, presentata accanto alla celebre coreografia del 1998, Diabelli. Un dittico per celebrare i sessant’anni di attività con la sua compagnia, la Twyla Tharp Dance nel Diamond Jubilee Tour. Partita il 26 gennaio da Minneapolis, la tournée sta percorrendo gli Stati Uniti da costa a costa prima di giungere alla Biennale in prima europea. Esponente di punta della scena sperimentale sudamericana, Carolina Bianchi, destinataria del Leone d'argento, si inserisce nel solco della performance art femminile nelle sue esperienze più estreme e con forti risvolti politici e sociali. Una corrente che da Gina Pane va a Marina Abramovic, Regina José Galindo, Tania Bruguera, Ana Mendieta, e a cui la Bianchi schiude nuove frontiere. Al Festival, Carolina Bianchi presenterà in prima italiana il secondo capitolo della trilogia Cadela Força: The Brotherhood, un lavoro incentrato sulla mascolinità e lo sguardo maschile.

Si intitola "La stella dentro" la Biennale Musica, con un'immagine poetico-simbolica che richiama, nelle parole della direttrice Caterina Barbieri, "il desiderio di cose grandi, di vastità. Vibrazione che permea il cosmo e ci attraversa con meraviglia, dalla molecola al moto planetario, il suono trasporta fuori dai confini dell’ego e apre all’incontro con l'altro - l'ignoto". Il Festival si propone di esplorare la musica cosmica. "Con questa definizione poetica - ha spiegato Caterina Barbieri - non si fa riferimento a uno specifico stile o una tradizione musicale quanto piuttosto al potere generativo della musica di creare nuovi mondi, oltre rigide definizioni di genere o affiliazione storica. Nell'estasi dell'ascolto, anche le nozioni di tempo e spazio si dissolvono: la musica ci insegna molto sulla relatività e i limiti della percezione umana. In questo, è simile a Venezia e alla sua vocazione alla mutevolezza: i giochi di riflessi, le fughe prospettiche, il movimento perpetuo di acqua e luce che dissolve i confini e apre allo spazio del molteplice e dell’infinito".

Un corteo musicale d'acqua dell'artista multidisciplinare e musicista di origine boliviana Chuquimamani-Condori sarà l'evento di apertura del Festival, per celebrare e restituire al suono il suo valore di rito collettivo. Una processione musicale di barchini attraverserà i canali di Venezia e culminerà in un concerto live di Los Thuthanaka, il duo composto da Chuquimamani-Condori e dal fratello Joshua Chuquimia Crampton, davanti al bacino delle Gaggiandre all’Arsenale.

Un'altra commissione della Biennale Musica che dialoga con la presenza dell’acqua è il nuovo monumentale lavoro del compositore americano d’avanguardia William Basinski, che re-immagina i tape loops di Garden of Brokeness per più pianoforti a coda, percussioni e motori di vaporetto in prima mondiale a Venezia. E ancora: Resonant Vessel del sound artist giapponese Yosuke Fujita, alias FujiIIIIIIIIIIIta, è un’opera site-specific che esplora il potere generativo del suono e dell’acqua creando un organo personale a undici canne che dialoga con un sistema di contenitori d’acqua, in cui liquido e aria interagiscono per generare un paesaggio sonoro in continua evoluzione. Il Teatro alle Tese si trasforma in una camera di risonanza, divenendo un vascello che naviga nell’interazione fluida tra il terrestre e il cosmico.

In prima europea verrà presentato The Expanding Universe, opera seminale concepita tra il 1974 e il 1977 di Laurie Spiegel, antesignana della sperimentazione elettronica ai suoi albori analogici. Un’opera che esplora la relazione tra suono e cosmogonia, reinterpretata dal Dither Quartet, quartetto di chitarre elettriche di New York, noto per la versatilità con cui interpreta repertori sperimentali.

Un'altra pioniera dell'elettronica nell'era analogica è l'italo-americana Suzanne Ciani, che al Festival sarà in nuova e stimolante collaborazione con Actress. Un incontro transgenerazionale che fonde lo stile fluido e organico dell’espressività sviluppata da Ciani sul Buchla con l’eclettismo ritmico del cosiddetto "R&B Concrète" di Actress.

Si assisterà alla rara apparizione del Kamigaku Ensemble, originariamente fondato da Catherine Christer Hennix, che in occasione del festival si riunisce per una speciale performance site-specific in omaggio alla compositrice svedese scomparsa alla fine del 2023. Figura unica per la ricchezza della sua ricerca artistica, che spazia dalla composizione, alla performance, all'installazione, alla poesia, all'arte visiva e alla matematica, Hennix è un'altra figura femminile pionieristica, il cui lavoro è stato solo recentemente riscoperto e adeguatamente riconosciuto.

Il polistrumentista e compositore tedesco Moritz Von Oswald presenterà in prima italiana Silencio, un progetto in collaborazione con un coro di 16 voci che sfida ed espande i confini della musica elettronica e delle tradizioni della musica corale, intrecciando macchinico e organico in modo magistrale.

Dal minimalismo storico ad alcune delle voci più singolari della musica contemporanea, che hanno aperto nuove e sorprendenti strade a questa espressione musicale. La compositrice e organista svedese Ellen Arkbro, già membro dell’ensemble Kamigaku fondato da Catherine Christer Hennix, presenterà una nuova composizione, commissionata dal Festival, per tre viole da gamba, un’opera che approfondisce ulteriormente la sua esplorazione del suono armonico e delle sue qualità trascendentali.

Un'altra artista che esplora la fusione tra strumentazione acustica e sintesi elettronica è l’italiana Agnese Menguzzato, con una formazione in violino e liuto rinascimentale, che a Venezia presenterà un nuovo lavoro per chitarra a otto corde ed elettronica intitolato Undici.

Maxime Denuc, che fonde la ricchezza espressiva e la potenza emozionale dell'organo da chiesa con una sensibilità musicale elettronica contemporanea. Presenterà Elevations in prima italiana, un'installazione che incorpora l'ispirazione dell’estetica dub techno con il suono effimero e fragile di un organo controllato via midi dal computer e appositamente costruito dall’artista con l’organaro belga Tony Decap. Into the Blue è la performance in prima assoluta, presentata in apertura di Festival, del sassofonista norvegese Bendik Giske, protagonista di performance che trasformano il sassofono in un'estensione del corpo, rendendo l’atto del suonare un’esperienza tanto visiva e fisica quanto sonora. Voce singolare nel mondo della percussione contemporanea, Enrico Malatesta esplora la fisicità del suono attraverso un approccio al tempo stesso minimale e radicale. Presenterà in prima mondiale la composizione Solo VI del compositore e organista tedesco Jakob Ullmann per percussioni e dispositivi di riproduzione audio; e Occam XXVI (2018) che la pioniera francese di musica elettronica e drone music Éliane Radigue ha scritto appositamente per Enrico Malatesta.

Tante le connessioni fra tradizioni musicali diverse che spingono i confini della musica contemporanea presenti al Festival. Peacock Dreams è il titolo del concerto che vede in scena il poeta, rapper, compositore, vocalist egiziano Abdullah Miniawy, i cui versi risuonano in tutto il Medio Oriente, con i trombonisti Jules Boittin e Robinson Khoury. Una nuova formazione in trio, che unisce liberamente influenze barocche e operistiche, temi sufi e copti, e motivi musicali provenienti dalla Penisola Arabica, fusi assieme alla sinfonia caotica del traffico del Cairo.

In linea con il tema del Festival che esplora la musica come principio generativo e forma di cosmogonia, il FontanaMIX Ensemble propone un repertorio che mette in dialogo due figure di diversa provenienza storica e geografica ma accomunate da una attenta ricerca sulla natura metafisica del suono nella sua dimensione cosmica: Giacinto Scelsi, il visionario compositore italiano di cui ricorre quest’anno il 125º anniversario della nascita e Vahid Hosseini, compositore nato a Tehran nel 1984, che a Venezia presenterà la prima di una nuova versione per ensemble della sua composizione Le sensibilità delle tenebre.

Sperimentazioni afrofuturiste e forme di avanguardia elettronica di matrice nera attraversano il Festival. Con il già citato Actress, che nel clubbing ha convogliato le sue esplorazioni del linguaggio afrofuturista. E con il teorico, musicista, critico culturale, DeForrest Brown Jr. che presenta in prima italiana il progetto elettronico Speaker Music, un’esplorazione pulsante e ad alta velocità di ritmo, improvvisazione e futurismo sonoro, che incanala la tradizione modernista afroamericana della soul music e del ritmo.

Una prima mondiale nella serata di apertura è Traveling Light di Rafael Toral, una nuova opera che approfondisce la sua esplorazione delle armonie jazz attraverso le possibilità espressive della chitarra in dialogo con solisti acustici - il clarinettista José Bruno Parrinha, il sassofonista Rodrigo Amado, il flicornista Yaw Tembe e alla flautista Clara Saleiro. Mentre per la serata di chiusura del festival, Ecco2k presenta a Venezia un set esteso e immersivo al confine tra performance e dj set.

(di Paolo Martini)

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