Il vicepresidente americano Vance esprime ottimismo sui colloqui
Colloqui ad alta tensione in Svizzera tra funzionari degli Stati Uniti e dell'Iran con la partecipazione di mediatori da Pakistan e Qatar. Dopo la firma del memorandum di intesa, le parti dialogano per perfezionare l'accordo che pone fine alla guerra. "Abbiamo fatto grandi progressi" secondo il vicepresidente americano JD Vance, che parla di un clima nuovo e della possibilità di "lavorare insieme per promuovere pace e prosperità". Mentre la delegazione statunitense punta a trasformare gli equilibri in Medio Oriente con la diplomazia, Donald Trump alza la voce: avverte Teheran che, se non fermerà "immediatamente" Hezbollah in Libano, gli Stati Uniti "colpiranno di nuovo, ancora più duramente".
La delegazione iraniana, dopo le dicharazioni e i post del numero 1 della Casa Bianca, presenta una protesta formale. Secondo l'emittente Press Tv, Teheran considera le parole del presidente americano una 'minaccia verbale' da cui tutelarsi.
Il capo negoziatore iraniano, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, avverte Trump sollecitandolo a "pensare due volte alle sue dichiarazioni: le nostre forze armate sono pronte a rispondere in modo diverso. Indipendentemente dal loro contenuto, siamo noi ad avere l'iniziativa", sottolinea. "Non pensano che se le loro minacce avessero un qualsiasi effetto non avrebbero raggiunto lo stato di disperazione in cui si trovano?", aggiunge.
I negoziati ell'arco di 2 mesi dovranno concentrarsi in particolare sul programma nucleare di Teheran. Presente nella località lacustre di Burgenstock, la delegazione americana comprende anche Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, e Jared Kushner, emissario e genero del presidente.
L'Iran schiera una delegazione guidata dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Anche il ministro degli Esteri francese Jean‑Noel Barrot sarà lunedì in Svizzera. Secondo fonti del Quai d’Orsay, Barrot avrà anche un incontro con il premier e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed Ben Abderrahmane Al Thani. La missione modifica l’agenda iniziale. Inizialmente Barrot lunedì doveva recarsi in Qatar per la quarta sessione del dialogo strategico tra la Francia e il Qatar, dopo quelle del 2022 e del 2023 a Doha e quella del 2025 alla Celle Saint-Cloud.
Secondo la Cnn, i negoziati ruotano soprattutto attorno ad una 'sessione d'emergenza' sul Libano. Porre fine al conflitto "è il punto più importante sull'agenda della delegazione iraniana", le parole di un funzionario di Teheran all'emittente.
Vance, prima di partire, ha fissato gli obiettivi della sua missione che durerà "uno o due giorni": gli Stati Uniti mirano a "fare progressi" sulla questione nucleare e, appunto, raggiungere un cessate il fuoco in Libano. "Avremo una leadership politica di alto livello e ovviamente il team tecnico rimarrà sul campo", ha detto il vicepresidente. "Ci concentreremo su questi due punti principali. Sono sicuro che anche gli iraniani avranno questioni che vorranno discutere", ha aggiunto.
Sul tavolo, inevitabilmente, torna anche lo Stretto di Hormuz. Nelle ultime 24 ore, il comando militare iraniano ha annunciato la chiusura dello Stretto dopo i nuovi raid israeliani in Libano. Gli Stati Uniti non hanno confermato il ripristino del blocco iraniano, in un quadro che rimane ad alta tensione. I negoziati in Svizzera dovranno garantire il flusso continuo delle merci attraverso lo stretto.
L'Iran "non farà mai un passo indietro" dal suo diritto ad arricchire l'uranio, e gli Stati Uniti "alla fine dovranno accettarlo", dice intanto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una conferenza a Teheran, secondo quanto riportato dai media statali iraniani.
Pezeshkian ribadisce che Teheran è disposta a fornire garanzie che il Paese non sta cercando di costruire un'arma nucleare, pur insistendo sul fatto che l'Iran non avrebbe rinunciato al suo diritto di arricchire l'uranio. "Ciò che gli Stati Uniti chiedono è che l'Iran non costruisca una bomba atomica. Questo non è nulla di nuovo, e possiamo anche dichiarare per iscritto che non abbiamo intenzione di costruire una bomba", stando a quanto si legge sul sito web ufficiale della presidenza.
Gli attacchi aerei delle Forza di difesa israeliane avrebbero intanto causato la morte di altre sette persone, rende noto l'agenzia di stampa governativa libanese Nna, citando un resoconto del Ministero della Sanità pubblica. Cinque individui, tra cui un bambino, una donna e due anziani, sono rimasti uccisi in raid sulla città di Sohmor, nel distretto occidentale della Beqa. Altri due, di nazionalità palestinese, sono morti in un attacco aereo nell'area di Rashidieh, nel distretto di Tiro, come scrive la Nna.
Le Forze di difesa israeliane non si ritireranno dalla cosiddetta "zona di sicurezza" stabilita occupando il territorio libanese e hanno ordini permanenti di agire contro qualsiasi minaccia dovessero incontrare in quei luoghi, dichiara intanto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz.
"Non c'è mai stata e non c'è nemmeno al momento alcuna restrizione per i soldati delle Idf in Libano nell'agire per eliminare le minacce... Come il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io abbiamo chiarito: Israele non si ritirerà dalla zona di sicurezza in Libano", ha detto Katz in una dichiarazione, riferendosi all'area che si estende per circa 10 chilometri nel territorio libanese dove sono dispiegate le forze israeliane.
Le dichiarazioni di Katz hanno fatto seguito all'avvertimento da parte iraniana secondo cui Teheran non avrebbe avviato colloqui sul più ampio accordo con Washington per porre fine alla guerra, a meno che quella in Libano non dovesse giungere al termine.