
In questo scenario, Agricole non si espone. Non forza la mano al governo. "Ma ottiene tutto ciò che le serve"
Il risiko bancario entra nel vivo. La Banca Centrale Europea autorizza Crédit Agricole a sorpassare la soglia del 10% di capitale detenuto in Banco Bpm, con la possibilità di salire fino al 19,9% delle quote detenute. Quella in corso nel sistema bancario italiano non è una semplice operazione di M&A. È una vera e propria partita a scacchi, dove ogni banca sta muovendo le proprie pedine su più tavoli: Banco Bpm, Anima, Monte dei Paschi, Mediobanca, Generali. E ogni mossa è parte di una strategia più ampia.
"La mossa di Crédit Agricole - dice all'Adnkronos Gabriel Debach, market analyst di eToro - arriva proprio mentre Unicredit si prepara a lanciare la sua Ops da 14 miliardi il 28 aprile". Sul tavolo ci sono asset, alleanze industriali e interessi politici. "E ogni pedina - prosegue Debach - potrebbe diventare sacrificabile, pur di arrivare allo scacco matto". Crédit Agricole, da parte sua, si è posizionata con metodo: "Non ha presentato una controfferta - dice l'analista - ma è diventata l’azionista chiave di Banco Bpm, con forti legami nel credito al consumo (Agos) e un contratto ancora valido con Amundi, partner di Unicredit nella distribuzione del risparmio gestito. Un contratto che scade nel 2027, ma che potrebbe essere rinegoziato in caso di collaborazione".
E proprio qui arriva la domanda centrale: a chi sta strizzando davvero l’occhio Crédit Agricole? "Potrebbe farlo a Unicredit - dice Debach - offrendo una sponda strategica in cambio della tutela dei propri interessi industriali. Orcel potrebbe mettere sul piatto un’estensione del contratto con Amundi e la possibilità di rilevare sportelli che l’Antitrust potrebbe costringere a cedere. In cambio, Agricole potrebbe portare la propria quota in Bpm dentro l’Ops, evitando scontri frontali", sottolinea. Oppure potrebbe farlo a Banco Bpm e al governo italiano, "lasciando aperta la strada alla costruzione del famoso “terzo polo” con Monte dei Paschi. Anche in questo caso, l’interesse di Agricole sarebbe difendere Agos e rafforzare le intese assicurative e commerciali", dice Debach che chiosa: "Castagna, del resto, ha definito "molto positivo" l’ingresso dei francesi, e un’alleanza rafforzata – magari estendibile anche a Mps – gli consentirebbe di resistere alla pressione di Unicredit".
Ma attenzione: anche Unicredit ha mosso le sue pedine. A febbraio ha aumentato la sua partecipazione in Generali, sullo sfondo della complessa partita di potere intorno a Mediobanca, dove si muovono anche gli interessi di Mps. "E allora, provocatoriamente: e se Credit Agricole non stesse strizzando l’occhio né a UniCredit né al governo italiano, ma solo a Castagna?", dice Debach. Il gruppo francese ha oggi la forza per diventare un partner stabile e strategico dell’istituto milanese. "Niente Ops, niente takeover. Solo influenza, protezione e intesa di lungo termine", suggerisce l'analista.
In questo scenario, Agricole non si espone. Non forza la mano al governo. "Ma ottiene tutto ciò che le serve", ribadisce Debach: "Un partner solido, l’accesso a una rete bancaria estesa, la tutela degli interessi Amundi, e una crescente centralità nel mercato italiano", dice. L'analista non ha dubbi: "Ogni attore gioca su più tavoli. E per vincere, qualcuno dovrà sacrificare qualcosa: un’alleanza, una quota, o un asset non strategico. È un risiko a più livelli", sottolinea. "E mentre il pubblico osserva le mosse più evidenti, saranno le pedine più silenziose – e i compromessi dietro le quinte – a decidere chi uscirà vincitore da questa complessa partita". (di Andrea Persili)