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Borsa, Piazza Affari in rosso con i dazi: perché crollano le banche

L'analista finanziario: "Fungono da ponte tra la finanza e l’economia reale"

Borsa, Piazza Affari in rosso con i dazi: perché crollano le banche
03 aprile 2025 | 18.17
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Le Borse europee chiudono in forte ribasso sulla scia dei dazi annunciati da Donald Trump. Francoforte perde il 2,93%, Londra segna un calo dell’1,59%, mentre Parigi chiude in rosso con un pesante -3,31%. Piazza Affari registra una flessione ancora più marcata, chiudendo a -3,60%, con il settore bancario particolarmente colpito: Unicredit -6,96%; Intesa Sanpaolo -6,96%; Banco Bpm -5,59%; Banca Popolare di Sondrio -6,94%; Mediobanca -5,23%; Banca Monte dei Paschi di Siena -3,76%. Ma perché?

"Il tema centrale del settore bancario, sia a livello italiano che globale, è il suo legame con le dinamiche economiche", spiega l'analista finanziario Pietro Calì contattato dall'Adnkronos. "Attualmente - dice - le previsioni di crescita stanno subendo una revisione al ribasso in diverse aree del mondo – dagli Stati Uniti all’Europa, fino ai Paesi emergenti – a causa di fattori come la guerra commerciale".

Il settore bancario, rimarca, "funge da ponte tra la finanza e l’economia reale. In un contesto di rallentamento economico globale - sottolinea - le banche sono tra le più colpite". Ma c'è un fattore in più: "Sia l’amministrazione di Donald Trump che la Commissione europea - dice Calì - potrebbero accelerare il taglio dei tassi di interesse per sostenere l’economia, soprattutto se i dati macroeconomici dovessero peggiorare e l’inflazione aumentare".

Le banche centrali, come la Fed e la Bce, potrebbero quindi adottare politiche più accomodanti, sottolinea l'analista che esemplifica: "Un ambiente di tassi in calo riduce la marginalità sul credito e i profitti del settore bancario, contribuendo a una sorta di 'tempesta perfetta' per le banche". Non è detto, sottolinea, "che la situazione si stabilizzi nel breve termine, poiché le reazioni odierne sono in gran parte emotive. Il settore bancario italiano aveva registrato una crescita significativa, quindi una correzione era prevedibile. Ma non si riscontrano segnali di una flessione strutturale a lungo termine", garantisce Calì. (di Andrea Persili)

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