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Rauschenberg celebrato al Museo del Novecento di Milano

L'artista americano figura centrale nella transizione dall'arte moderna a quella contemporanea

Rauschenberg celebrato al Museo del Novecento di Milano
04 aprile 2025 | 15.53
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Nel centenario della nascita dell'artista statunitense Robert Rauschenberg (Port Arthur, 1925 - Captiva Island, 2008), il Museo del Novecento di Milano presenta un eccezionale progetto espositivo che costruisce per la prima volta un ponte tra le opere di questo fondamentale protagonista della storia dell'arte e alcuni dei più significativi capolavori ospitati all'interno delle collezioni del Museo, intrecciando una trama tra la visione innovativa dell'artista americano e il ricco tessuto dell'arte italiana del ventesimo secolo.

Parte del programma di Milano Art Week, la mostra "Eauschenberg e il Novecento" (5 aprile - 29 giugno 2025), organizzata dall'associazione Arte Totale e promossa da Comune di Milano - Cultura con il supporto di Fiera Milano e di Marazzi Group, rappresenta il punto culminante delle iniziative promosse da miart, la fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano che proprio a Rauschenberg e al suo spirito collaborativo ha dedicato la sua 29esima edizione, a partire dal titolo, "Among friends", preso in prestito dall'ultima retrospettiva dedicata all'artista americano.

Figura centrale nella transizione dall'arte moderna a quella contemporanea, Rauschenberg ha sempre dimostrato un'insaziabile curiosità e un profondo impegno per la collaborazione e lo scambio di idee. Al Museo del Novecento questi aspetti sono enfatizzati dalla volontà di mettere in relazione e dialogo, a volte in maniera volutamente anacronistica, la sua ricerca e quella di artisti appartenenti ai principali movimenti artistici che hanno scandito il Novecento italiano, dal Futurismo all'Arte Povera.

Attraverso sovrapposizioni di visioni, materiali e intenzioni artistiche, le sue opere si confrontano con le collezioni del Museo, instaurando richiami diretti, affinità formali o tematiche. Il risultato è un percorso che riflette le audaci sperimentazioni di artisti che, come Rauschenberg, hanno inventato nuovi linguaggi, sfidando i materiali e rivoluzionando le convenzioni di pittura e scultura.

Avvalendosi della consulenza della Robert Rauschenberg Foundation, i curatori della mostra — Gianfranco Maraniello, direttore dell'Area Musei d'Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano, e Nicola Ricciardi, direttore artistico di Miart, con il prezioso supporto di Viviana Bertanzetti — hanno inserito luogo il percorso museale una selezione di otto opere provenienti da tutta Europa e realizzate da Rauschenberg tra gli anni Settanta e Ottanta.

La mostra si apre nella Galleria del Futurismo, in cui ò esposta la più importante collezione del movimento artistico di inizio Novecento e dove allo sfrenato entusiasmo per l'automobile e la velocità espressa da Giacomo Balla risponde Rauschenberg con uno dei suoi Gluts, la serie per cui l'artista americano ha fuso rottami automobilistici e residui di stazioni di servizio a commento dell'eccesso di offerta di petrolio che a metà degli anni Ottanta portò al crollo del prezzo al barile a alla conseguente crisi economica.

Al piano superiore, Bonaparte valica il Gran San Bernardo — dipinto da Jacques-Louis David a inizio Ottocento e reinterpretato da Rauschenberg negli anni Ottanta del secolo successivo — trova il suo posto tra i dipinti di Mario Sironi e Carlo Carrà. L'opera, intitolata Able Was I Ere I Saw Elba dal leggendario palindromo che Napoleone avrebbe pronunciato prima di attraversare le Alpi, si ò posta in dialogo anche con la grande scultura di Arturo Martini, I morti di Bligny trasalirebbero il cui titolo deriva da un discorso di Mussolini sulle complicate relazioni tra Italia e Francia a metà anni Trenta.

Salendo ancora di un piano si approda agli anni Cinquanta e al primo degli artisti incontrati di persona da Rauschenberg, Alberto Burri. Il pittore di Città di Castello, tra i primi a sperimentare linguaggi inediti e materiali extrapittorici nelle sue tele — come plastica, sabbia, ferro, cemento — è stato fonte di significativa ispirazione per l'artista americano, qui presente con uno dei suoi Cardboards, la serie degli inizi degli anni Settanta in cui l'artista introduce pezzi di cartone nell'opera, non come supporto, ma come materiale mostrato nella sua immediata valenza di elemento di scarto.

Prima di giungere alla galleria "Gesti e processi" dedicata agli ultimi decenni del secolo, dagli anni Sessanta agli anni Novanta — recentemente ristrutturata e riallestita — trova spazio un dialogo tra presenza e assenza, tra il presente e il tempo che scorre, tra figure fantasmatiche e ombre malinconiche. La Scultura d'ombra, realizzata come opera site-specific da Claudio Parmiggiani per il Museo del Novecento, si rispecchia infatti, metaforicamente quanto letteralmente, in uno dei Phantom di Rauschenberg, una serie molto breve creata nel 1991 con immagini serigrafate su alluminio specchiato anodizzato: due immagini oniriche che appaiono e scompaiono a seconda della luce, delle ombre e dei riflessi sulle rispettive superfici.

L'influenza dei combine-palntlngs di Rauschenberg nello sviluppo di alcuni dei tratti caratteristici del movimento del nouveau réalism e — come il ritorno all'oggettualità, il rapporto con il folklore urbano, l'integrazione di materiali desunti dalla realtà, anche quella piu banale, nel contesto pittorico — è sottolineata nella sala successiva da un ideale dialogo transoceanico tra i lavori di Daniel Spoerri, Arman e Christo con uno degli Spread realizzati dal maestro americano in cui si mescolano armonicamente immagini trasferite, collage di tessuto e oggetti trovati.

La magnifica sala con vista su Piazza del Duomo, che ora ospita le opere Posa bianca e Posa vera di Jannis Kounellis e soprattutto l'imponente Festa cinese del maestro della pop art italiana Mario Schifano, arricchisce la riflessione con Summer Glut Fence, tra i lavori più pop dell'artista americano nonché la sua ultima serie di sculture in metallo. Qui l'opera integra l'arte con il caos della vita: gli assemblaggi di oggetti di scarto esplorano le potenzialità del metallo e — come i Turisti di Maurizio Cattelan che fanno capolino da sopra un architrave — offrono la possibilità di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità.

Continuando il percorso, sul lato destro dell'ala museale, uno spazio più raccolto mette in dialogo le opere concettuali di Giulio Paolini con la dimensione onirica di uno degli Hoarfrost di Rauschenberg. Il lavoro, dei primi anni Settanta, è parte di una serie il cui titolo è citazione della brina dantesca. I tessuti di cotone e seta leggera, con le loro pieghe fluttuanti, rivelano le immagini impresse dall'artista americano materializzando la continua ricerca della bellezza e dell'ineffabiità dell'arte perseguita dal maestro italiano dell’Arte Povera.

La mostra si conclude con una riflessione sulla trasformazione. La materia e l'energia in mutamento nei Crogioli di Gilberto Zorio e la tensione costante della Stratosferica di Eliseo Mattiacci, intesa come tentativo di dialogo con l'universo, trovano una risonanza profonda nell'ambizioso progetto Roci concepito dal maestro americano tra il 198d e 1991. Questa mostra itinerante su larga scala mira a innescare il dialogo e a promuovere una reciproca comprensione interculturale attraverso l'espressione artistica. Onoto Snare / Roci VenezueÌa, del 1985, qui presentato, incarna tale ideale, sintesi della vorace curiosità di Robert Rauschenberg e del suo indomito spirito di condivisione e collaborazione.

Dai celebri assemblaggi alla fusione di immagini e oggetti trovati, dalle superfici specchianti alla ricerca sul potere evocativo dei materiali più semplici, la mostra rende evidente come la contaminazione sia il fulcro della pratica artistica di Rauschenberg. Uno spirito che perme a ogni sezione del museo, recentemente arricchito da un riallestimento frutto di un attento e meticoloso lavoro curatoriale.

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