
"Ci stanno ammazzando, ogni anno un po' di più"
"Non siamo tutti ricchi come Briatore. Tengo a precisarlo, per l'idea distorta che degli imprenditori balneari hanno in molti". A parlare all'Adnkronos è Eddy Moscara, gestore dello stabilimento Belsito di Ostia e presidente provinciale del Sib Confcommercio, il sindacato che riunisce gli imprenditori del settore balneare.
Nell'immaginario comune siamo arricchiti col demanio pubblico, impegnati a lucrare su beni affittati a poche lire. Ebbene, la Tari arrivata proprio poco fa tocca quota 32mila euro, l'anno scorso abbiamo pagato 64mila euro di canone, 18mila di Imu, da pagare anche essendo in affitto, più tutte le altre spese dovute ogni stagione. Non capisco come mai quest'anno nel bando venga messo un canone da 20mila, quando paghiamo quattro volte di più. Ci hanno bruciato le cabine e hanno addirittura fatto illazioni che potessimo esser stati noi stessi ad appiccare il fuoco. Ci stanno ammazzando, ogni anno un po' di più, trincerati dietro il vessillo di una presunta legalità", dice.
A primavera ormai inoltrata, infatti, il mare di Roma è puntualmente indietro con i preparativi. Non per demerito di chi gestisce i lidi, piuttosto per una precarietà figlia di bandi decisi fuori tempo massimo, con conseguenze che rischiano di bloccare nei fatti una intera stagione alle porte. Spiagge libere lasciate all'incuria, cabine bruciate e intoccabili finché sotto sequestro giudiziario, chioschi chiusi e transenne arancioni a delimitare cantieri senza fine. Perfino viale del lido di Castelporziano, la strada che da via Cristoforo Colombo porta attraverso la pineta al lungomare, è costellata di discariche a cielo aperto.
"Noi non siamo contrari ai bandi, noi vogliamo i bandi. Perché ci siamo stufati di questa precarietà che ci portiamo dietro da oltre 15 anni. Ma che siano seri - continua Moscara - non una presa in giro come si stanno rivelando. Il bando di un anno è davvero inutile, non si capisce a chi possa giovare. Sicuramente non a noi vecchi concessionari, non alla clientela che non può trovare niente di meglio rispetto a quello che c'è stato l'anno scorso".
"Il problema, oltre alla durata della concessione, sono i tempi - spiega il presidente Sib -: ad oggi saremmo dovuti già essere aperti, ieri è scaduto il termine per presentare la domanda per il bando, il prossimo 9 aprile apriranno le buste che ci dicono essere moltissime, per cui non so quanto tempo ci vorrà per controllarle tutte. Dopo di che ci dovrà essere una graduatoria e una assegnazione. A questo punto è ovvio che qualunque sia il risultato, sia che rimangano i vecchi concessionari, sia che arrivino primi in graduatoria i nuovi, chiunque farà ricorso, un accesso agli atti per vedere se le procedure sono state corrette".
"Questo bloccherà per altri 30 giorni tutto l'iter. Poi, finiti questi 30 giorni, se noi vecchi concessionari dobbiamo andar via, ci devono dare altri 30 giorni per lo sgombero perché qui, a parte la muratura, il resto è tutto nostro: dai lettini agli ombrelloni, alle cabine, le sedie, i tavoli, gli arredi di cucina e bar, ma anche l'impianto elettrico, idraulico e fognario", dice ancora.
"Noi ci portiamo via tutto e arriviamo a luglio, col risultato che il subentrante deve rimettere in piedi tutto e non può farcela né con il tempo né economicamente perché se deve stare qui un anno e ad agosto deve spendere 600-700mila euro per rimettere in piedi tutto", spiega.
"Ecco perché ribadisco, siamo a favore dei bandi seri, da 5 a 20 anni, con una gara fatta bene: se vinciamo, continuiamo a fare il nostro lavoro con passione, diversamente va bene lo stesso. Purché smettano di prenderci in giro con questa storia della legalità, perché non ce la facciamo più. Se fossimo stati illegali - sottolinea poi - in 30 anni avrebbero avuto tutto il tempo e il modo per prenderci per le orecchie e buttarci fuori. Ad oggi nessuno ci ha detto che dobbiamo uscire, finché il bando non è terminato, noi siamo titolati a stare qui dentro. Pretendiamo risposte, anche per i duemila dipendenti che non stiamo assumendo. Anche essendo un lavoro stagionale, abbiamo la stessa segretaria da 25 anni, lo stesso cuoco da 30, i bagnini, i marinai - continua - Io e il mio socio non sappiamo più cosa raccontare ai nostri dipendenti".
"Vorrei chiedere al sindaco Gualtieri e all'assessore Zevi che dicessero loro qualcosa a chi deve lavorare. E non mi venissero a raccontare che se non ci siamo noi li assumerà qualcun altro, perché non è così. Qui il rischio è che in tanti, troppi, si trovino senza una occupazione. Qui non ha vinto nessuno, è solo una sconfitta per Ostia. Il nostro litorale è tornato agli occhi delle cronache come un posto dove regnano solo la malavita e il racket. Ma non è così, non so più come ripeterlo". (di Silvia Mancinelli)