
Era malato da tempo, aveva 64 anni. Considerato una delle figure di spicco della destra extraparlamentare italiana, militante del Msi e del Fuan prima, poi leader del gruppo neonazista romano
E' morto Maurizio Boccacci, fondatore del Movimento politico e di Militia. L'ex leader di estrema destra aveva 64 anni ed era da tempo era malato.
Boccacci si è spento nella casa dove viveva con la moglie. Lì, a Grottaferrata, dove 41 anni fa fondò il Movimento Politico Occidentale, di cui è il leader fino allo scioglimento per decreto nel '93. E' considerato una delle figure di spicco della destra extraparlamentare italiana, militante del Msi e del Fuan prima, di Avanguardia Nazionale poi, leader del gruppo neonazista romano "Militia".
"Abbiamo fatto cose belle e altre meno. All’epoca però eravamo uomini veri, anche se adolescenti. Cominciavamo a sparare a 20 anni per difenderci, perché sennò a casa non rientravi. Quello, a dire il vero è il più grande errore, perché si sono creati questi opposti estremismi voluti dal sistema-regime che voleva questi scontri, i morti, per avere il pugno duro e seguitare a fare ciò che facevano. Ma noi all’epoca avevamo la polvere da sparo nel sangue, lo abbiamo capito dopo tanti compleanni che siamo stati manovrati". Era settembre del 2019 quando Boccacci si raccontava così all'Adnkronos. L'occasione fu l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, leader degli Irriducibili Lazio nonché, disse, "mio carissimo amico".
In una Roma bollente e scioccata da quell'agguato in pieno giorno, Boccacci era stato tirato in ballo da Fabio Gaudenzi, ultras di estrema destra già coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale, che pur non facendo direttamente il suo nome aveva parlato dell'élite di quelli di Roma nord. Gaudenzi, alias "Rommel", girò un delirante video con passamontagna e armi in pugno, per annunciare di conoscere il mandante dell’omicidio di Fabrizio Diabolik Piscitelli. "Gaudenzi è impazzito. Oppure è manovrato - commentò Maurizio Boccacci - Fa il nome del gruppo dei fascisti di Roma nord, gruppo che non esiste nemmeno come sigla, e fa un miscuglio di persone che mi dà da pensare. Mi fa pensare il fatto che lui, in concomitanza con l’omicidio Piscitelli, tiri fuori l’élite, i miei camerati che non si sono mai arresi, le persone rimaste sempre unite e non hanno ma tradito. Di queste persone che lui chiama élite io sono l’unico insieme a Massimo Carminati e Riccardo Brugia ad essere vivo: gli altri sono tutti morti, due in carcere, io l’unico fuori, a parte qualche divieto di andare a Roma o qualche altra stupidaggine...". "Mi ha tirato in ballo così. Ha fatto tutti nomi che gli danno risonanza... Per me può dire ciò che vuole, da parte mia non devo difendermi, sono tranquillissimo: mi stanno sempre dietro, sanno della mia vita, che non ho più possibilità di muovermi, limitato anche fisicamente con i miei problemi di salute".
"Sono andato al funerale di Fabrizio, ho tre anni di diffida ma non mi interessa. Sono andato come ogni anno ai funerali di Acca Larenzia e di altri amici che sono venuti a mancare a Roma. Perché su questo - incalza - possono anche darmi ergastolo, divieti, farmi seguire". Sulla possibilità che quello di Piscitelli fosse un omicidio politico o che ci fossero altri affari di mezzo, Boccacci spiegò: "Per saperlo bisognerebbe stare in quell’ambiente - dice - essere stato più che vicino a Fabrizio. Io con lui mi vedevo, ma niente più che una cena, di qualche chiacchierata, come accadeva con Massimo". Si congedò, da quella intervista, glissando sulla politica attuale. "Io non sono un politico - ebbe a dire - ma un idealista e tra politico e idealista passa il giorno e la notte. Sono un fascista e tale rimango. Guardo, leggo, rido. Sono tutti uguali".