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Report ItaliaFintech: settore cresce ma resta indietro rispetto a principali Paesi Ue

Report ItaliaFintech: settore cresce ma resta indietro rispetto a principali Paesi Ue
02 aprile 2025 | 14.10
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Il settore Fintech in Italia cresce, ma rimane indietro rispetto ai principali Paesi europei. È quanto emerge dal report ItaliaFintech, redatto con il contributo scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, presentato oggi a Roma presso la sede di Unioncamere. Il rapporto evidenzia come il nostro Paese sia ancora troppo poco attrattivo per gli investimenti e con un ecosistema in fase di sviluppo. Prendendo a riferimento quattro Paesi (Italia, Spagna, Francia e Regno Unito), solo l’8% delle startup Fintech analizzate ha sede in Italia, la stessa quota della Spagna, mentre Francia (17%) e Regno Unito (67%) mostrano una maggiore maturità del mercato.

L'Italia raccoglie appena il 6% degli investimenti complessivi e conta solo due unicorni, contro i 29 del Regno Unito e i 13 della Francia. Milano si è confermata il principale hub nazionale, ma il mercato resta di dimensioni contenute, seppur con ampie possibilità di crescita. Il nodo principale emerso riguarda l’accesso ai capitali, che rappresenta oggi il grande freno allo sviluppo del Fintech italiano. Il funding medio per startup è pari a 12,5 milioni di euro, un dato simile a quello francese ma fortemente influenzato da pochi grandi round.

Escludendo i mega-finanziamenti, la media reale si abbassa a 4,7 milioni, ben al di sotto della media europea. Inoltre, il 47% dei round in Italia è inferiore a 1 milione di euro, mentre nei mercati più maturi come Regno Unito e Francia i capitali si concentrano in round più consistenti, favorendo la crescita delle realtà più promettenti.

Semplificazione priorità strategica

La semplificazione e il sostegno nell’avvio di nuove imprese innovative rappresenta una priorità strategica ma - rileva il rapporto - in Italia, nonostante i recenti progressi, il processo di costituzione di una startup risulta ancora complesso e relativamente oneroso. È necessario completare la digitalizzazione del percorso costitutivo, valorizzando il sistema camerale. Parallelamente, occorre aggiornare il regime delle startup innovative, introducendo strumenti più flessibili e proporzionali alle diverse fasi di sviluppo delle start-up.

Il rapporto avanza proposte su diversi ambiti regolatori, a partire da un’implementazione della regolamentazione dei cripto-asset (Micar), l’adozione di azioni per semplificare e armonizzare l’applicazione delle norme sul crowdfunding, promuovere l’adozione dell’open finance attraverso una piena attuazione dell’open banking, e garantire maggiore proporzionalità nella disciplina antiriciclaggio. In ambito fiscale, lo studio sottolinea la necessità di assicurare un quadro stabile e competitivo, evitando oscillazioni normative che rischiano di penalizzare l’innovazione.

Emerge anche l’urgenza di rafforzare l’accesso ai capitali, rendere più incisive le politiche pubbliche e facilitare la scalabilità delle startup italiane. I modelli di successo adottati all’estero hanno dimostrato quanto strumenti come le sandbox regolamentarie un dialogo costante con le autorità di vigilanza possano fare la differenza nello sviluppo del settore.

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