Stellantis, cassa integrazione a Mirafiori dal 19 al 30 ottobre su linea 500 elettrica e ibrida

L'azienda: "Siamo di fronte a situazione complessa, nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno". La reazione dei sindacati

Mirafiori - (Fotogramma/Ipa)
Mirafiori - (Fotogramma/Ipa)
22 settembre 2026 | 13.16
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Cassa integrazione dal 19 al 30 ottobre a Mirafiori sulla linea della 500 elettrica e ibrida. È quanto comunicato oggi dalla direzione delle Carrozzerie alle rappresentanze sindacali dello stabilimento torinese. Nel corso dell’incontro l’azienda ha spiegato che la decisione è stata presa per valutare le problematiche produttive dell’impianto. “Siamo di fronte a una situazione complessa - sottolinea un portavoce dell’azienda - nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno”.

Azienda: "Mirafiori sconta problema competitività ma impianti sono in sicurezza"

"Da oltre un anno e mezzo siamo impegnati a realizzare un ambizioso piano per rafforzare la nostra presenza industriale in Italia, con oltre una ventina di modelli prodotti nel nostro Paese ed altri che arriveranno", ricorda un portavoce di Stellantis commentando l'annuncio di una nuova cassa integrazione a Mirafiori. Un piano "ambizioso - si spiega - perché calato in un contesto certamente non favorevole, caratterizzato da un mercato che si è ridotto di un quinto rispetto al pre covid, da una concorrenza extra-UE, forte di condizioni competitive irreplicabili in EU, che riduce ulteriormente lo spazio di mercato dei produttori europei e una grave mancanza di competitività europea, ancora più accentuata in Paesi come il nostro, in particolare sul piano del costo dell’energia”.

Il costo dell'energia

Secondo Stellantis, "rispetto alle preoccupazioni intorno alla stabilità della produzione torinese è però importante focalizzarsi su un paio di elementi legati al contesto: il prezzo e la competitività”. “Sul fronte della competitività - spiega il portavoce - i prezzi delle produzioni nazionali, nella fattispecie, di Mirafiori, potrebbero essere contenuti grazie a un miglioramento della competitività, a partire da una riduzione del costo dell’energia. Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni nazionali e locali per chiedere un costo dell’energia allineato a quelli di altri Paesi europei come la Spagna e la Francia, ma ancora - anche a causa del difficile contesto geopolitico - non abbiamo visto alcun beneficio concreto”.

Nello spiegare l’attuale situazione produttiva in ambito automobilistico, Stellantis precisa che “un veicolo nuovo costa di più rispetto al passato e questa minore accessibilità ha svantaggiato soprattutto le famiglie del ceto medio e i giovani”. Una condizione che "ha impattato soprattutto sul segmento delle utilitarie a causa dell’aumento dei costi di trasformazione e dei cosiddetti costi regolatori, ovvero tutti quei costi dovuti a requisiti o prescrizioni normative”.

Il gruppo sottolinea poi che nonostante questa situazione che caratterizza il settore automotive, “uno dopo l’altro abbiamo messo in sicurezza e rilanciato tutti i nostri stabilimenti, a partire da Mirafiori”. “Alla fine dello scorso anno - spiega il portavoce - abbiamo portato la nuova 500 ibrida che ha già consentito di aumentare significativamente la produzione. Nel solo primo semestre di quest’anno, ad esempio, abbiamo prodotto più auto che in tutto il 2025. La nuova 500 non è l’unica iniziativa che abbiamo portato a Mirafiori. Nel Polo torinese - aggiunge - abbiamo anche avviato - e stiamo già rafforzando - la produzione dei cambi elettrificati e-DCT fondamentali per le motorizzazioni ibride che sono in costante crescita. Abbiamo portato il nostro primo hub di economia circolare e abbiamo realizzato un centro di ricerca all’avanguardia sulle batterie. Dal 2030 poi arriverà la nuova generazione di 500 che rafforzerà ulteriormente lo stabilimento”.

La reazione dei sindacati

“La cassa integrazione di due settimane, dal 19 al 30 ottobre, alla Carrozzeria di Mirafiori ci aspettiamo che riguardi altri settori come le Presse”, sottolinea la Fiom di Torino. Il segretario generale, Edi Lazzi, e il responsabile dello stabilimento per il sindacato, Gianni Mannori, commentano: “Sono passati solo otto mesi da quando la cassa integrazione è cessata in Carrozzeria. Otto mesi intervallati da fermi produttivi settimanali iniziati nel mese di giugno e con il periodo di ferie che è stato prolungato. E, dopo questo breve periodo di lavoro, è arrivata la richiesta della cassa integrazione con il completo stop produttivo che rischia di essere il primo di una lunga serie mettendo anche a rischio la conferma dei 400 ragazzi interinali che lavorano in Carrozzeria”.

“Rimarchiamo il fatto che, con questo stop, siamo al diciannovesimo anno consecutivo in cui le lavoratrici e i lavoratori sono collocati in cassa integrazione. Siamo così, per l'ennesima volta nel tunnel della cassa che, come sempre, pagheranno sulla loro pelle le lavoratrici e i lavoratori di Stellantis, ma anche quelli dell'indotto - aggiungono - Siamo stati facili profeti, indicando come rischio concreto il ritorno degli ammortizzatori sociali che sono stati richiesti dall'azienda non certo per la mancanza di componenti, come Stellantis ha cercato di far credere, ma per le scarse vendite dell'unico modello prodotto, come invece sostenuto dalla Fiom di Torino. Per questa ragione continuiamo a battere sul concetto che un solo modello non basta”. “Adesso è urgente un incontro tra sindacato, azienda e istituzioni a tutti i livelli per trovare al più presto soluzioni per Mirafiori e Torino in generale, finalizzate a contrastare il declino che il nostro territorio sta attraversando da troppo tempo”, concludono Lazzi e Mannori.

Per Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Luigi Paone, segretario generale della Uilm di Torino, "l’annuncio da parte di Stellantis dell’apertura di due settimane di cassa integrazione a fine ottobre per i lavoratori di Mirafiori Carrozzeria è la prova di quanto sia ancora dura la crisi da attraversare e della necessità di allocare nello stabilimento torinese la produzione di un secondo modello, per poter arrivare a una sua stabile saturazione".

"Le difficoltà che stanno sorgendo - spiegano Ficco e Paone - sulla linea di produzione della Fiat 500 ibrida, che ricordiamo è stata introdotta proprio su richiesta delle organizzazioni sindacali e affiancata alla produzione della 500 elettrica, non ci impediranno comunque di chiedere a Stellantis un confronto finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori somministrati a Mirafiori e, più in generale nell’area di Torino, che oggi conta oltre 1.100 temporanei. Siamo infine in attesa anche di un incontro su Teksid, che chiarisca i dettagli del piano di investimenti necessario a risolvere i problemi organizzativi e ad accompagnare la salita produttiva, con la auspicata stabilizzazione dei lavoratori somministrati".

"La crisi che abbiamo di fronte - rimarcano Ficco e Paone - è ancora durissima. Prima di dicembre confidiamo in un incontro con Stellantis che chiarisca gli ultimi aspetti del piano industriale. Al contempo però dobbiamo riprendere il confronto istituzionale per chiedere di interrompere quella guerra contro l’automotive che proprio la politica paradossalmente ha ingaggiato. Dobbiamo di fatto, in sede europea, cambiare le regole autolesioniste sull’elettrificazione, che oggi purtroppo non salvano il pianeta, ma colpiscono l’industria; in sede nazionale, al contempo, dobbiamo correggere alcune storture, a partire da un costo dell’energia abnorme e dall’assenza di strumenti adeguati per affrontare efficacemente il problema dei lavoratori con ridotte capacità lavorative".

“Il ricorso alla cassa integrazione per lo stabilimento di Mirafiori è un passaggio di estrema gravità che segue un periodo estivo caratterizzato da una continuità produttiva fortemente compromessa e con le inevitabili ricadute negative interne ed esterne”, sottolineano Rocco Cutrì e Igor Albera della Fim torinese che, ricordando le giornate di fermo produttivo che hanno interessato il sito torinese, evidenziano: “Il ricorso alla cassa integrazione rappresenta un ulteriore elemento di criticità che necessita di essere inquadrato con trasparenza all'interno della strategia industriale del Gruppo per il polo torinese”.

“Le rassicurazioni fornite dai vertici aziendali in merito al raddoppio dei volumi produttivi nel 2026 rispetto all'esercizio precedente non appaiono più sufficienti a garantire le necessarie certezze ai lavoratori e alla filiera - aggiungono - dobbiamo discutere di futuro a breve e medio termine, inutili gli slogan sul lavoro in arrivo nel 2030, di questo passo lo stabilimento arriverà a quell’appuntamento in pessime condizioni di salute”, concludono Cutrì e Albera, auspicando “anche notizie in merito alla tutela dei somministrati con i contratti in scadenza a fine anno. L’azienda non può continuare a minimizzare”.

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